“Ho trent’anni, lavoro da casa e da circa un anno ho aperto la partita IVA.
Faccio traduzioni per videogiochi, revisioni e correzioni per case editrici. Non guadagno ancora quanto vorrei e ci sono mesi migliori di altri, ma mi pago le mie spese, vivo da solo e soprattutto sto cercando di costruirmi qualcosa che mi piace davvero.
Per mia madre, però, tutto questo continua ad avere un piccolo problema: non sembra un lavoro.
Credo sia il fatto che mi vede davanti al computer. Nella sua testa, se non esco la mattina con la macchina, non timbro da qualche parte e non torno a casa la sera stanco morto, evidentemente sto facendo qualcosa a metà tra un hobby e un passatempo.
Ogni tanto prova a mandarmi annunci.
Io di solito faccio finta di niente, oppure le rispondo con una battuta e finisce lì.
Ieri invece mi ha mandato la foto di un bando per lavorare come collaboratore scolastico.
Le ho chiesto perché.
Pensavo mi avrebbe risposto semplicemente che era un posto più sicuro, uno stipendio fisso, le solite cose.
Poi abbiamo continuato a parlare.
E ho capito che il problema, per lei, non era soltanto quanto guadagno.”
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