“Io ed Vittoria (e anche Carmela in un certo senso) abbiamo condiviso ogni momento. Dai primi amori disastrosi ai divorzi o separazioni affrontati con una rabbia che solo noi potevamo capire. Siamo state sorelle per quarant’anni, tra pannolini e caffè bevuti di corsa, soprattutto per quando riguarda lei. Ho visto Michael nascere, è vero, l’ho cullato quando era solo un batuffolo urlante, ma oggi quel bambino è svanito. Al suo posto c’è un uomo di quasi vent’anni con uno sguardo che brucia e una presenza che non si può ignorare, se non per pura ipocrisia. Qui il nostro legame ha iniziato a scricchiolare. Viviamo in un bigottismo soffocante, dove una donna come me, finalmente libera, dovrebbe diventare cieca per non turbare la morale. So riconoscere la bellezza folgorante del figlio della mia migliore amica, è un problema? Mi rifiuto di indossare la maschera della signora perbene. Ho smesso di chiedere scusa. Il tempo dei giochi è finito e io ho solo avuto il fegato di dire ad alta voce ciò che il mio corpo ha già capito da un pezzo.”

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