“Quando ho conosciuto Riccardo non stavo cercando un uomo perfetto, ma uno sincero.
Lui si è presentato così: separato in casa, matrimonio finito da tempo, due figli adolescenti da proteggere, un divorzio già deciso ma solo rimandato per non creare scosse inutili. Io non ho mai pensato di essere l’amante di qualcuno. Non mi sono mai sentita un’alternativa. Mi ha portata nella sua vita, nei suoi discorsi, nei suoi progetti futuri. Mi ha chiesto pazienza, non segretezza.
All’inizio ho accettato. Mi dicevo che ogni storia ha i suoi tempi, che l’amore adulto è fatto anche di compromessi. Poi i mesi sono diventati un anno. E l’anno due. Sempre con la stessa promessa: ancora un po’. Ancora un equilibrio da non rompere. Ancora una situazione da gestire.
Nel frattempo io esistevo solo negli spazi vuoti della sua giornata. Nei ritagli. Nei momenti concessi. E ogni volta che provavo a chiedere chiarezza, lui parlava di pressione, di rigidità, di mancanza di comprensione.
Fino a quando ho capito che non stavo aspettando una firma.
Stavo aspettando una scelta.
E che forse il problema non era il tempo che passava, ma quello che lui continuava a non perdere mai.”
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