“Io non gli chiedo miracoli.
Non gli chiedo di essere il padre dell’anno, quello che sa sempre tutto, che arriva prima, che prepara la merenda bio e si commuove davanti ai lavoretti dell’asilo.
Gli chiedo il minimo.
Ricordarsi che suo figlio esiste anche quando non gli fa comodo.
Giacomo compie gli anni, otto anni, non ottanta. Per lui è una cosa enorme. Conta i giorni, guarda l’invito, chiede chi viene, che torta facciamo, se papà arriva in tempo. E io, da brava scema, gli dico sempre di sì. “Certo che viene, amore.” Perché una parte di me continua a sperare che almeno quel giorno lì non serva inseguirlo.
Quindi gliel’ho ricordato. Una volta. Poi un’altra. Poi gli ho mandato pure l’invito sul calendario, perché ormai con lui devi fare come con le bollette: notifica, promemoria, sollecito e quasi quasi raccomandata.
All’inizio sembrava tutto a posto. Diceva “sì sì tranquilla”, come sempre.
Poi è arrivato il problema.
E io già lo sapevo, giuro. Lo sentivo nello stomaco.
Solo che non immaginavo potesse superarsi così tanto.
Ma prego, leggete voi stessi.
Leggete cosa è arrivato a dire il mio ex marito, e ditemi se sono io quella esagerata.”
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