“Ciao a tutti, mi chiamo Alessandro, ho 27 anni e sono un insegnante di greco e latino. Non sono ancora di ruolo e lavoro su supplenze, quindi per arrotondare insegno anche privatamente.

Vi mando questa chat perché, per la prima volta in assoluto, mi sono sentito mancare di rispetto da un genitore di un mio allievo. Il ragazzo in questione, Mirko, ha presentato sin da subito una serie di problematiche compatibili con un disturbo sia dell’attenzione che dell’apprendimento. In aggiunta Mirko non condivide la passione dei suoi genitori per le lettere classiche, dunque oltre alla fatica c’è anche la mancanza di interesse.

Quando ho provato a parlare alla madre della situazione, tuttavia, ho ricevuto una risposta a base di insulti: era assolutamente convinta che stessi dando dello stupido a suo figlio. Come si può, nel 2026, essere ancora convinti che determinate cose non possano accadere ai propri figli? Perché ignorare una difficoltà palese solo perché “tutta la famiglia ha fatto il classico”?

Io ovviamente sono un fiero classicista, ma il classico non è per tutti e non deve esserlo per forza, soprattutto quando mancano tanto la volontà, quanto l’effettiva possibilità di farlo serenamente.”

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