“Mi chiamo Amedea, ho 57 anni e non amo la mia vita. Negherei se dicessi che la odio, perché ci sono alcune gioie in essa, come i miei due bellissimi figli, che non cambierei per nulla al mondo, ma al tempo stesso non posso dire di essere felice. Sono sposata, ormai da una vita, con Claudio. Mi sento in colpa ad infangare il suo nome, qui, pubblicamente, perché comunque non posso dire di non dovergli molto. Sto parlando del padre dei miei figli, l’uomo che mi sta accanto da sempre, l’uomo che con fatica ha costruito la casa in cui vivo. Gli devo molto ma questo non è un matrimonio felice. Lui controlla tutto. Controlla me, controlla i miei figli, controlla quello che faccio, e soprattutto controlla le mie spese. Precisamente, io non ho veri soldi miei ma lui mi passa un fisso mensile, molto risicato, più alcuni soldi come per esempio per la spesa. Fino ad adesso, mi dava 80 per fare la spesa settimanale ma, da un giorno all’altro, questi sono diventati 50. Gli ho immediatamente scritto perché non sapevo come avrei potuto gestire la situazione.”
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