“Non avevo pensato che organizzare un compleanno potesse diventare una prova di resistenza.
Trent’anni, sì. Un numero importante. Lo so anch’io.
Per questo mi ero mosso in anticipo, avevo guardato mille opzioni, fatto conti, chiamato persone. Volevo che fosse una cosa bella. Semplice, ma fatta bene.

Lei me l’aveva detto subito che non era serena.
“Compio trent’anni e già questo non mi mette di buon umore.”
Io avevo pensato fosse solo l’ansia del numero. Succede a tanti. Ho cercato di alleggerire, di spostare il discorso su qualcosa di concreto. Fare qualcosa insieme, staccare, festeggiare davvero.

Non avevo idea che ogni parola sarebbe stata pesata.
Che ogni proposta sarebbe diventata una specie di test.
Che “bello” e “carino” non significassero la stessa cosa per entrambi.

Io parlavo di stare bene.
Lei parlava di essere all’altezza.

A un certo punto ho avuto la sensazione che non stessimo parlando dello stesso compleanno.
O forse non stavamo parlando del compleanno per niente.

E mentre io pensavo a come farle piacere,
lei sembrava sempre più concentrata su come sarebbe apparsa.”

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