“Quando ho conosciuto Marco mi sentivo scelta.

Non nel senso romantico e plateale delle storie da film, ma in quello più sottile e insidioso: mi guardava come se fossi giusta, come se occupassi naturalmente il posto che dovevo occupare. All’inizio mi diceva spesso che ero perfetta. Lo diceva senza enfasi, quasi con naturalezza, come se fosse un fatto oggettivo. Io sorridevo, ma dentro iniziavo già a irrigidirmi. Perché quando qualcuno insiste troppo su quanto sei perfetta, prima o poi smetterà. E tu lo sai.

Negli ultimi mesi non sono stata bene.

Lavoro, stanchezza, un periodo lungo in cui ho tenuto tutto insieme stringendo i denti. Il mio corpo è cambiato un po’. Niente di clamoroso, niente che non succeda a chi vive davvero. Ma io lo sentivo addosso. Nei jeans che tiravano. Nei vestiti che sceglievo con più attenzione. Nel modo in cui evitavo certi specchi.

Con Marco non ne parlavamo apertamente. Ma qualcosa si era spostato. Meno contatto, meno spontaneità. Battute buttate lì, frasi mezze dette. Io facevo finta di niente, come si fa quando si ha paura di sentire confermata una cosa che già si sente nello stomaco.

Domani sera c’è la cena con la sua famiglia. Una cosa normale.

Una di quelle che dovrebbero farti sentire parte di qualcosa.

Ed è proprio lì che ho capito che non stavo più parlando con l’uomo che mi diceva “sei perfetta”.

Ma con uno che aveva già deciso, in silenzio, che non lo ero più.”

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