“Qualche giorno fa ho avuto questa conversazione con il mio ex marito.
Non l’ho cercata per litigare. Non l’ho cercata per rinfacciargli nulla.
Ma è andata così.
Ci siamo lasciati tempo fa, senza grandi scene. Una separazione “civile”, come si dice. Poi lui ha rifatto la sua vita. In fretta. Con una donna più giovane, una casa nuova, una famiglia che sembra già pronta e funzionante. Io no. Io sono rimasta dove ero, con le stesse responsabilità di prima, solo con meno aiuti.
Matteo ha sei anni. Sei anni in cui il Natale non è un dettaglio, ma un evento gigantesco. Conta chi c’è. Conta chi manca. Conta soprattutto se tuo padre sceglie di esserci oppure no.
Questa chat nasce da lì.
Da una domanda semplice. Logistica. Apparentemente innocua.
Quando vieni a prenderlo? Come ci organizziamo per le feste?
E invece, messaggio dopo messaggio, è venuto fuori tutto il resto.
Le priorità cambiate. Le giustificazioni. Le frasi dette con leggerezza, come se non stessimo parlando di un bambino ma di un impegno opzionale.
Rileggendo questa conversazione ho capito una cosa che fa più male di un litigio:
non è che non può esserci.
È che non vuole riorganizzare la sua nuova vita per far spazio a suo figlio.
E da lì, niente è stato più come prima.”
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