“Una madre lo sa. Punto. Non serve una laurea, non serve un registro elettronico, non serve il parere di nessuno. Una madre sa cosa serve a suo figlio prima ancora che lui apra bocca. Io con Elia ci sono sempre stata, ogni giorno, anche quando tutti mi dicevano di mollare la presa. Da quando ha cominciato a non essere più a casa con me, la mia mattina ha un appuntamento fisso: entro a scuola, mi chiudo in una stanzetta minuscola che mi hanno concesso come se mi facessero un favore, e allatto MIO FIGLIO. È un DIRITTO, lo dice l’OMS, lo dicono gli studi, lo direbbe chiunque abbia un minimo di sensibilità. Eppure da settimane sento gli sguardi addosso, la collaboratrice che sbuffa quando mi apre, le maestre che parlano a bassa voce, qualcuno che guarda l’orologio come se rubassi qualcosa. Io sorrido e tiro dritto, perché so di essere nel giusto. Poi un martedì sera, mentre preparo la cena, mi arriva un messaggio della maestra Ornella, la prevalente, quella che si crede la padrona della classe. Poche parole, secche, senza nemmeno un buonasera. E lì ho capito che la pazienza era finita.”
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