“Lavoro in questo ufficio da sei anni e stamattina ho provato un senso di delusione e amarezza che raramente mi era capitato sul lavoro. Tre settimane fa la mia collega e compagna di scrivania Silvia ha compiuto quarant’anni. Siccome abbiamo sempre lavorato a stretto contatto e ci tenevo a farle un bel pensiero, ho organizzato la colletta in reparto: ho raccolto venti euro a testa da quindici colleghi e abbiamo preso un bracciale rigido in argento e pietre in una gioielleria del centro, del valore di 300 euro. Quando lo ha scartato ha fatto tutta la scena commossa, dicendo che per lei eravamo una seconda famiglia. Quel giorno, però, il nostro direttore le ha consegnato un pacchetto a parte, scartato a porte chiuse nel suo ufficio e infilato subito in borsa senza far vedere nulla a nessuno. Stasera apro Instagram e vedo le storie della cognata di Silvia: foto del nostro bracciale, con tanto di scatola, shopper della gioielleria e dedica: “Il regalo più bello per il mio compleanno, grazie cognatina!”. Ha riciclato il regalo dell’intero reparto per sbrigare una spesa di famiglia a costo zero, mentre il pacchetto riservato del capo se l’è tenuto ben stretto.”

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