“Con Stefano sto insieme da quasi due anni.

Non è mai stata una relazione leggera, ma all’inizio mi sembrava solida. Lui era uno di quelli tranquilli, educati, molto legato alla famiglia. Io l’avevo letto come un valore, non come un problema. Pensavo: almeno so da dove viene.

La madre è sempre stata presente. All’inizio in modo quasi invisibile: pranzi la domenica, messaggi indiretti, frasi tipo “mamma sarebbe felice se…”. Io cercavo di adattarmi. Andavo, sorridevo, ringraziavo. Mi dicevo che era normale, che tutte le coppie hanno un equilibrio da trovare.

Col tempo però ho iniziato a sentirmi stretta.

Ogni mia scelta doveva incastrarsi con le aspettative di qualcun altro. Ogni mio “no” diventava un problema. E ogni volta che provavo a mettere un limite, Stefano non rispondeva come Stefano, ma come figlio.

La cosa peggiore è che non urlava.

Decideva.

Comunicava.

Dava per scontato.

Quella domenica però era diversa dalle altre: sarei finalmente riuscita a scendere dai miei genitori che non vedevo da tanto. Non pensavo che sarebbe diventato uno scontro. Pensavo fosse una conversazione normale tra due adulti.

Invece ho capito, messaggio dopo messaggio, che non stavo discutendo di un pranzo.

Stavo discutendo del mio posto.

E soprattutto del fatto che, in quella relazione, quel posto non l’avrei mai potuto scegliere io.”

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