“Non ho mai chiesto niente a nessuno.

Neanche quando ho pagato metà del mutuo mentre lui “stava cercando se stesso”.

Neanche quando ho organizzato un matrimonio da 25 mila euro e mi sono sentita dire che ero “troppo esigente”.

Neanche quando ho scoperto che la sua priorità non ero io ma il calcetto del giovedì.

Dieci anni.

Dieci anni a fare la donna comprensiva, quella matura, quella che “non crea problemi”.

E ora dovrei chiudere tutto con una firma in tribunale e un messaggio generico tipo “è andata così”?

No.

Se il matrimonio è stato un evento pubblico, anche il divorzio lo è.

La gente paga per partecipare alla felicità degli altri.

Perché non dovrebbe partecipare alla mia rinascita?

Non sto chiedendo soldi.

Sto chiedendo riconoscimento.

E sì, ho fatto una lista.

Perché se ho imparato qualcosa in questi dieci anni è che quando non metti nero su bianco il valore delle cose… qualcuno se ne approfitta.

E questa volta no.

Questa volta il conto non lo pago io.”

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