“Ti giuro, non pensavo che la convivenza potesse rovinare un’amicizia così. Cioè, lui è uno che conosco da una vita, abbiamo fatto scuole insieme, estati insieme, pure le prime cavolate insieme, quelle che racconti ancora anni dopo. È sempre stato “mio fratello”, quello che chiamavo senza spiegare niente. Poi siamo finiti fuori sede nella stessa città, stessa facoltà, e ci siamo detti “dai, conviviamo così risparmiamo e ci facciamo compagnia”. Sulla carta aveva senso. Anzi, sembrava pure bello. Nella vita vera… boh, è iniziato tutto con quelle cose piccole che all’inizio fai ridendo: “mi anticipi?” “mi fai un passaggio?” “poi ti giro”. Roba normale tra amici, no? Solo che non era una volta ogni tanto. Era ogni settimana. Sempre la stessa dinamica. I suoi gli mandano i soldi ogni mese e lui li brucia come se fosse un videogame: delivery, serate, Uber, robe inutili che il giorno dopo nemmeno si ricorda. Io invece mi faccio i conti, mi segno le spese, perché se sgarro poi sto in ansia e non dormo.

Stasera mi ha scritto una cosa normalissima, una richiesta stupida, come sempre. Ma mentre leggevo ho sentito proprio il clic. Quella sensazione che ti dice che non è più una battuta tra amici. Ho capito che se non mettevo un limite adesso, diventavo il suo salvadanaio fisso. E la cosa che mi fa più male è che a un certo punto ho pensato: “ma che altro devo fare, scusa? Devo pure ringraziarti perché mi chiedi?””

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