“Ciao a tutti! Mi chiamo Nicola e da oltre dieci anni lavoro nel settore delle Risorse Umane come recruiter. In un decennio di colloqui pensavo di aver visto tutto: dai candidati che si presentano in ciabatte a quelli che leggono le risposte da un foglietto nascosto sotto il tavolo. Ma quello che è successo qualche giorno fa ha ridefinito completamente il mio concetto di ‘assurdo’ e, onestamente, mi ha lasciato con un senso di profonda preoccupazione per il futuro del mercato del lavoro. Un ragazzo di 27 anni, Leonardo, si è presentato per una posizione nel nostro reparto vendite. Fin qui tutto normale, se non fosse che non era solo. Ad accompagnarlo, fin dentro la sala d’aspetto e poi con la pretesa di entrare nel mio ufficio, c’era sua madre, la signora Maria.  Quando ho spiegato, con tutta la gentilezza possibile, che un venditore deve dimostrare autonomia e che la presenza di un genitore era motivo di esclusione immediata, è scoppiato il finimondo. La signora Maria ha iniziato a tempestarmi di messaggi, accusandomi di discriminazione e minacciando denunce legali, convinta che il suo comportamento fosse non solo normale, ma doveroso. Quella che state per leggere è la nostra conversazione: uno spaccato inquietante su quanto il cordone ombelicale possa diventare un cappio per la carriera di un giovane adulto.”

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