“Pensavo di essere un figlio modello. Di quelli efficienti, affidabili, che risolvono i problemi prima ancora che si presentino.
Da quando mamma non c’è più, ho preso in mano la gestione totale della vita di mio padre: bollette, visite mediche, pratiche infinite, guasti in casa, assicurazioni da rinnovare, medicine da comprare. Tutto schematizzato, tutto sotto controllo, tutto archiviato in cartelle con nomi precisi.
Per me l’affetto si misurava in F24 pagati in orario e manutenzione della caldaia fatta prima dell’inverno. Gestivo ogni suo messaggio come un ticket di assistenza tecnica: “lampadina fulminata”, “tosse da controllare”, “televisore che non funziona”. Rispondevo rapido, efficiente, impeccabile. Ma mai davvero presente. Ero convinto che andasse tutto benissimo, che quello fosse il modo giusto di volergli bene. In fondo non gli facevo mancare nulla, o almeno così credevo.. Poi in una chat mio padre mi ha fatto capire cosa gli stavo facendo davvero mancare..”
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