“Ero convinta di aver imparato a non aspettarmi troppo.

Negli anni mi sono allenata a essere quella che “ce la fa”, quella che non chiede, quella che si organizza. Quella che, se qualcosa non va, trova una soluzione da sola. È un ruolo che ti cuciono addosso piano piano, senza che tu te ne accorga: sei brava, sei indipendente, sei adulta. Quindi puoi rinunciare.

In famiglia ha sempre funzionato così.

Mio fratello è quello fragile, quello con più problemi, quello che va aiutato “adesso”. Io sono quella solida, quella che può aspettare. O meglio: quella che può fare a meno.

Il Natale, però, è una di quelle cose che ti riportano bambina senza chiedere permesso. Torna il bisogno di sentirti scelta, non solo tollerata. Di sapere che, almeno una volta, non sei quella che capisce.

Questa chat nasce da lì.

Da una frase detta con naturalezza, come se fosse la cosa più normale del mondo. Da una decisione presa senza chiedere. Da un favore fatto a uno solo, spiegato come inevitabile.

Non ho scritto per litigare.

Ho scritto perché, per una volta, volevo capire se quello che sentivo da anni era vero o se me lo stavo raccontando da sola.

Alla fine ho avuto la risposta.

Ed è stata molto più chiara di quanto sperassi.”

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