“Non è stata una litigata improvvisa.
Non è stata una frase detta male una volta sola.
È stata una somma di piccole cose, sempre uguali, sempre mascherate da battute.

Io e Claudio stavamo insieme da circa due anni. Non una storia da favola, ma nemmeno una di quelle che nascono già rotte. Lavoravamo entrambi, vivevamo separati, ci vedevamo nei ritagli. Io avevo attraversato mesi complicati: cure, cortisone, un corpo che non riconoscevo più allo specchio. Lui lo sapeva. Gliel’avevo detto mille volte. Non come giustificazione, ma come dato di realtà.

A Natale ha fatto una battuta. O almeno così l’ha chiamata lui.
Io ho sorriso davanti agli altri. Ho fatto la parte di quella che “sa stare allo scherzo”. Perché a tavola c’erano amici, risate, vino. E io non volevo essere quella che rovina l’atmosfera.

La chat è venuta dopo. Quando siamo rimasti solo noi due.
Quando ho smesso di ridere per educazione e ho provato a spiegargli che certe battute non sono ironia, sono umiliazione.
Che ridere con qualcuno non è ridere di qualcuno.

Questa conversazione non è il punto di partenza.
È il punto in cui ho capito che per lui io dovevo solo stare al mio posto.
E ringraziare pure.”

CONTINUA A LEGGERE QUESTA STORIA CLICCANDO QUI SOTTO SU “SUCCESSIVA”