“Non so se ti è mai capitato di avere quel collega che sembra vivere solo per l’azienda.
Io invece sono l’opposto: faccio il mio lavoro, mi sbatto quando serve, ma non mi va giù l’idea che “sacrificio” voglia dire farsi fregare.
Mi sono sempre sbattuto a fare di tutto, sia prima che dopo la laurea: cameriere, pulizie, dogsitter, ripetizioni. Poi un anno e mezzo dopo la laurea ho trovato qualcosa che assomigliava di più a quello che ho studiato.
No scherzo.
Ma comunque ho trovato lavoro in un ufficio amministrativo di una media azienda: Excel, scartoffie, mail senza fine.
Orari che sulla carta sarebbero 9-18, ma in pratica ti chiedono sempre di “dare una mano” fino alle otto di sera. Il problema? Quegli straordinari non te li paga nessuno.
L’altro giorno ho fatto tre ore in più per chiudere un report, convinto che almeno un “grazie” mi sarebbe arrivato. Niente.
Così ho scritto a Marco, un collega più grande, uno di quelli che sta in azienda da vent’anni. Pensavo di trovare solidarietà, ma mi sono ritrovato davanti un muro di frasi fatte: “bisogna avere spirito di sacrificio”, “queste cose ti formano”.
E, continuando a scrivere, ho capito il perché dicesse queste cose.”



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