“Quando ho mandato la foto della macchina, pensavo che mia madre sarebbe stata contenta.

Non dico emozionata, eh. Solo contenta.

Ho ventisette anni, lavoro, mi sono sistemato un minimo, e dopo anni di mezzi presi al volo, passaggi chiesti all’ultimo e macchine prestate “solo per oggi”, sono riuscito a comprarmi un’auto mia. Usata, certo. Non è che mi sono preso una Ferrari. Una macchina normale, ben tenuta, pagata con i miei soldi.

Invece no.

È bastata una foto per far partire il solito discorso.

Prima il “bella”, poi la frecciatina. Che i soldi, quando voglio, saltano fuori. Che lei ha fatto sacrifici. Che mi ha cresciuto. Che pannolini, scuola, dentista, ripetizioni, motorino, telefono, calcio, libri, compleanni, vacanza studio.

A un certo punto sembrava quasi che mi stesse presentando il conto per essere nato.

Io lo so che mia madre ha fatto tanto per me. Non sono ingrato. Se posso la aiuto, e l’ho già fatto più volte.

Ma una cosa è aiutare tua madre perché vuoi farlo.

E, credetemi, l’ho sempre fatto…

Un’altra però è sentirti dire che devi restituire ventisette anni di vita come se fossi stato un investimento andato male.”

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