“Frequento Ale da quattro mesi e, fino a ieri, non avrei saputo spiegare con precisione che cosa fossimo.

Ci sentivamo ogni giorno, uscivamo insieme, dormivamo spesso l’uno a casa dell’altra e facevamo tutte quelle cose che, almeno per me, fanno due persone che stanno insieme. Solo che non potevo chiamarlo il mio ragazzo.

Ogni volta che provavo ad affrontare l’argomento, lui mi diceva che le etichette rovinano tutto, che stavamo bene così e che non c’era bisogno di complicare le cose. Io cercavo di essere comprensiva. Non volevo sembrare pesante dopo pochi mesi e, soprattutto, speravo che prima o poi ci sarebbe arrivato da solo.

Quella sera avevamo prenotato in un ristorante cinese nuovo. Dopo una giornata tremenda al lavoro, non vedevo l’ora di spegnere il telefono e passare qualche ora con lui.

Poco prima di uscire, però, Ale mi ha scritto che dovevamo rimandare. Un suo amico era giù di morale e lui voleva andare a trovarlo insieme agli altri.

Non mi sono arrabbiata per quello. Gli amici hanno bisogno di esserci.

Gli ho semplicemente chiesto se potevo andare anch’io.

La sua risposta mi ha fatto capire che, forse, dopo quattro mesi, ero ancora una persona da tenere separata dal resto della sua vita.”

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