“Io e Davide abbiamo un patto, scritto a penna su un tovagliolo di carta e firmato da tutti e due. Dopo ogni viaggio insieme ci tatuiamo lo stesso soggetto, della stessa grandezza, nello stesso punto del corpo, con il luogo e la data. Stavolta siamo stati a New York.

L’idea è nata quattro anni fa a Lisbona, in un baretto minuscolo, dopo due bicchieri di vino e un tramonto che sembrava finto. Da allora ho un tram giallo sulla caviglia, una bicicletta sul polso e una lucertola di mosaico sulla spalla, ricordo di Barcellona. Lui ha gli stessi identici tatuaggi, negli stessi identici punti. Gli amici ci prendono in giro, mia madre alza gli occhi al cielo a ogni pranzo della domenica, ma per noi è una cosa sacra: è il nostro modo di dire “questo l’abbiamo vissuto insieme”.

A settembre siamo stati una settimana a New York ed è stato il viaggio più bello della nostra vita. Davide al ritorno non ha avuto dubbi: Statua della Libertà, sulla coscia, bella grande. Si è prenotato dal suo tatuatore di fiducia e ci è andato da solo, convinto che io lo avrei seguito pochi giorni dopo.

Solo che io stavolta tentennavo. E lui, che di solito è l’uomo più paziente del mondo, sul patto non transige.

Vi giro la chat di quella sera perché le mie amiche dicono che Davide è il fidanzato migliore del mondo, mia madre invece dice che è matto da legare. Leggete fino in fondo e ditemi voi chi ha ragione.”

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