“Quando mia figlia mi manda una foto, di solito è per farmi vedere un vestito, qualcosa che ha cucinato o una cosa buffa vista per strada. A volte rispondo con un pollice alzato e lei mi rimprovera perché, dice, sembra che non mi interessi. In realtà le guardo tutte, anche quelle che non capisco. Mi chiamo Paolo, ho cinquantasei anni e Martina ne ha venticinque. Da quando sua madre non c’è più, certe conversazioni tra noi sono diventate più difficili. Mia moglie sapeva fare domande senza farle sembrare un interrogatorio, io ci provo e spesso ottengo l’effetto contrario. Martina vive da sola, lavora e giustamente non mi racconta ogni cosa. Però ci sentiamo quasi tutti i giorni e la domenica, quando può, viene a pranzo. Ultimamente la vedevo contenta, controllava spesso il telefono e sorrideva mentre scriveva. Le avevo chiesto se ci fosse qualcuno, ma aveva liquidato la domanda dicendo che ero curioso. Quella mattina mi è arrivata una sua foto accompagnata da una presentazione. L’ho aperta convinto che finalmente avrei conosciuto il motivo di quei sorrisi, non l’avessi mai fatto…”
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