“Mi chiamo Roberto, ho 56 anni, faccio il camionista e sono padre di due figlie. Silvia ha vent’anni, l’altra è poco più grande. Per me sono ancora le mie bambine, anche se ormai sono adulte e giustamente vogliono farsi la loro vita. Sarà che passo metà della mia vita in giro per l’Italia, tra autogrill, piazzali e gente di ogni tipo, ma ho imparato a riconoscere certe persone. Qualche giorno fa, mentre ero in trasferta col camion ho scoperto che un uomo adulto aveva cominciato a scrivere a mia figlia, convinto di poter fare il simpaticone con lei. Fin qui uno potrebbe anche pensare che sia la solita storia di uno che ci prova. Il problema è che questo signore aveva un’idea tutta sua di come ci si rivolge a una ragazza di vent’anni, un maniaco praticamente. Ma ancora non aveva capito che stava parlando con me e non con mia figlia Silvia. E più andavo avanti, più mi saliva il sangue alla testa. La cosa che mi fa arrabbiare è che certa gente sembra convinta di poter dire qualsiasi cosa a una ragazza, insistere, provocare e poi cavarsela dicendo scusa. E magari, nel frattempo, ci sono altre ragazze che ricevono gli stessi messaggi e non sanno nemmeno come reagire e poi come le mie figlie finisce per avere paura anche solo di uscire con una amica o andare a ballare. Io non sono uno che si fa problemi a dire quello che pensa, forse a volte esagero pure, lo ammetto. Ma quando si parla delle mie figlie, e in generale di come certi uomini si permettono di trattare le donne, faccio fatica a restare calmo. Perché una cosa la so bene: se uno non capisce da solo quando ha superato il limite, forse poi arriva il momento che qualcuno glielo faccia capire. Ma a chi stiamo lasciando le nostre figlie? A un mondo di uomini del genere? Io loro le cresco che bene…ma è il caso che anche i papà e le mamme dei maschietti facciano il loro, mi raccomando…”

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