“Quando tuo figlio ti dice che si sposa, inizi a immaginarti quel giorno quasi senza volerlo.
Non tanto il vestito, i fiori o tutte quelle cose lì. Più che altro lui. Vederlo arrivare, magari emozionato anche se farà finta di niente, e pensare a quante vite sono passate da quando lo accompagnavo a scuola con lo zaino più grande di lui.
Matteo non è mai stato uno che racconta tutto. Anche per il matrimonio ci ha coinvolti il giusto, senza farci entrare troppo nell’organizzazione. E a me andava bene così.
È il loro giorno. Devono fare quello che vogliono.
Qualche sera fa mi ha scritto su WhatsApp dicendomi che finalmente avevano finito gli inviti.
Mi ha mandato l’immagine e io l’ho aperta contenta, come una madre qualunque.
All’inizio ho guardato i nomi, la grafica, la data.
Poi ho cominciato a leggere meglio.
E ho pensato di aver capito male.
Ho riletto tutto una seconda volta.
Poi una terza.
Alla fine gli ho scritto una domanda molto semplice.
Pensavo mi avrebbe risposto con una spiegazione che avrebbe rimesso tutto a posto.
Invece, più parlavamo, più quella sensazione che avevo avuto leggendo l’invito diventava difficile da ignorare.”

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