“Non potete capire la rabbia viscerale che mi sta consumando le viscere in questo momento. Quando cinque mesi fa è nato mio figlio Tommaso, io e mio marito abbiamo preso una decisione irremovibile e sacrosanta: nessuna foto del bambino sui social, viso sempre coperto e privacy totale per tutelarlo da quel calderone tossico del web. Tutti i nostri amici e parenti lo sanno benissimo, compresa la mia migliore amica Camilla, che da un anno si è messa in testa di fare la “content creator” di lifestyle e maternità anche se non ha figli.

Oggi pomeriggio le ho lasciato Tommy per un’ora e mezza perché dovevo correre a fare un’ecografia urgente di controllo. Torno a casa, apro Instagram e scopro che ha pubblicato un reel e sei storie sponsorizzate con mio figlio in primo piano: gli ha fatto indossare un set di tutine di un brand emergente e lo ha ripreso mentre gli spalmava una crema, con tanto di codice sconto in sovraimpressione. Ha usato un neonato di cinque mesi come manichino pubblicitario per racimolare due collaborazioni straccione. Le ho scritto tremando di rabbia e la sua sfacciataggine ha superato ogni limite.”

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