“Mi chiamo Lucia e lavoro da casa in smart working da mesi per poter assistere mia madre, che è allettata e ha bisogno di cure e attenzioni continue. Mio marito lavora a turni in ospedale e spesso rientra tardi, quindi ogni giorno facciamo i salti mortali per riuscire a gestire casa, lavoro e famiglia.
In un paesino piccolo come il nostro, però, le voci corrono in fretta e tutti sembrano sentirsi autorizzati a giudicare la vita degli altri. Tra questi c’è Concetta, la proprietaria dell’unica bottega di alimentari del paese.
Ora dovete sapere che non potendo uscire di casa per non lasciare sola mia mamma, mando spesso mio figlio Simone, che ha 13 anni – attenzione, Simone ha 13 anni non 5!!! – a fare la spesa in una bottega a pochi metri da casa. A me sembra una cosa del tutto normale: d’altronde riteniamo che
Simone debba fare la sua parte in casa come apparecchiare, rifarsi il letto.. e appunto fare la spesa!
Certo nessuno si aspetta che un ragazzino faccia cose da adulto, questo no.. ad esempio non lo lascerei ad occuparsi della nonna.. ma la spesa in un piccolo paese e in un negozio vicino a casa non vedo che ci sia di male! Concetta invece non la pensa così.. leggete!”
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