“Mio figlio si sposa. Quando ce l’ha comunicato, io e mia moglie gli abbiamo detto che li avremmo aiutati. Non abbiamo parlato subito di una cifra e, ripensandoci, probabilmente è stato un errore.

Tempo fa gli ho spiegato a lui che potevamo mettere ventimila euro. Mi sembrava un contributo, sufficiente a coprire una parte del matrimonio senza creare problemi a nessuno. Lui mi aveva ringraziato e non ne avevamo più discusso.

Io e mia moglie abbiamo una piccola azienda. Da fuori vedono il fatturato e pensano che tutto quel denaro sia a nostra disposizione. In realtà ci sono stipendi, fornitori, imposte, investimenti e mesi in cui bisogna tenere da parte liquidità. Quello che appartiene all’azienda non può essere usato come un conto personale.

Sapevo che anche i genitori della futura sposa avrebbero contribuito. Non conoscevo i dettagli, ma mio figlio mi aveva detto che stavano organizzando insieme location e catering.

Qualche giorno fa, mentre ero al lavoro, mia nuora mi ha scritto. Pensavo volesse sapere quando avremmo versato i ventimila euro.

Ha iniziato chiedendomi come preferissimo organizzarci con le spese. Poi ha parlato di fornitori in attesa dei bonifici.

A quel punto ho capito che stavamo parlando di due accordi diversi.”

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