“Mio nonno Edoardo ha lavorato quarant’anni come capostazione e il giorno della pensione l’intera famiglia gli regalò un orologio da tasca in oro massiccio con la data incisa sul fondello. Quando è mancato tre anni fa, l’orologio è stato affidato a me per custodirlo in salotto. Lunedì sera torno a casa dopo tre giorni fuori città per lavoro, vado ad aprire il mobile e trovo la scatola completamente vuota.

Chiamo subito mia sorella Chiara, che ha il mazzo di riserva per le emergenze, pensando l’avesse solo spostato per sicurezza. Invece scopro una realtà spiazzante: domenica a pranzo con mamma e zia hanno deciso insieme di portarlo da un orefice in centro per farlo fondere e forgiare due bracciali uguali per lei e per nostra cugina Silvia in occasione della sua laurea. Quando le scrivo pretendendo spiegazioni, la conversazione si accende toccando vecchi rancori e scelte prese alle mie spalle.”

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