“Ho iniziato a lavorare che ero praticamente una ragazzina. Avevo sedici anni e andavo a fare le pulizie in casa di una signora tre mattine a settimana. Poi sono diventate cinque, poi sono arrivate altre case, altre famiglie, altri orari. Insomma, alla fine è diventato il mio lavoro per tutta la vita.
Non mi sono mai lamentata troppo. Era faticoso, certo, ma mi ha permesso di crescere i miei figli e andare avanti senza chiedere niente a nessuno. Per questo quando è arrivato il giorno della pensione mi sono emozionata più di quanto pensassi.
Non volevo fare chissà quale festa. Una cena in casa, con le persone a cui voglio bene. Ho cucinato tutto io, ovviamente. Le polpette che piacciono a mio figlio, la torta al cioccolato che mia figlia mi chiede sempre e ho persino tirato fuori i bicchieri belli che normalmente tengo chiusi nella credenza.
Ero contenta. Continuavo a guardare l’orologio e a sistemare cose che erano già sistemate.
La mia giovane vicina mi prendeva anche un po’ in giro perché ero agitata.
Poi, però, hanno iniziato ad arrivarmi alcuni messaggi e ho capito che forse quella serata non sarebbe andata proprio come l’avevo immaginata.”

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