“Io e Camilla ci conosciamo dai tempi dell’università, quando condividevamo appunti, sogni e le tipiche ansie da esame sessione dopo sessione. Due settimane fa mi chiama visibilmente disperata, spiegandomi che era stata ufficialmente invitata alla cena aziendale di gala del nuovo ed elegantissimo studio d’avvocati dove lavora da poco. Non avendo assolutamente nulla di adatto nel suo guardaroba per un evento così prestigioso, mi ha supplicato di aiutarla. Essendo un ambiente estremamente formale, con un pizzico di orgoglio mi sono offerta di prestarle il mio pezzo forte: un abito da sera di gran marca, acquistato l’anno scorso per il matrimonio di mia sorella e pagato la bellezza di oltre ottocento euro. Le ho fatto una sola, semplice raccomandazione: di trattarlo con estrema cura e di portarlo in una lavanderia specializzata prima di restituirmelo.

Stamattina, non vedendola arrivare come d’accordo e notando un suo insolito silenzio ai miei ultimi messaggi di sollecito, ho iniziato a insospettirmi. Nel frattempo, per distrarmi, ho aperto l’applicazione di Vinted per cercare una borsa da abbinare a un outfit per il weekend. Appena caricata la pagina principale, sono rimasta completamente pietrificata: in primo piano campeggiava chiaramente la foto del MIO vestito, indossato proprio da lei di fronte allo specchio del bagno di casa sua, messo in vendita a quattrocento euro con tanto di descrizione sfacciata: “Vendo abito meraviglioso, mai indossato, regalo sgradito di un parente”.”

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