“Mi chiamo Irene e parlare di Isabel non è facile, però sento che devo farlo.

Aveva sette anni ed era una bambina dolcissima, di quelle che si accorgono subito se qualcuno è triste. Amava leggere e si portava i libri praticamente ovunque, anche quando le dicevo che nello zaino non ci stava più niente. A scuola prestava tutto a tutti e poi tornava a casa disperata perché non ricordava più a chi aveva dato cosa. Era fatta così: generosa, un po’ distratta e sempre pronta a far sorridere gli altri. Poi si è ammalata e, nonostante tutto quello che abbiamo fatto, Isabel non ce l’ha fatta. Da allora cerco di andare avanti come posso, ma ci sono giorni in cui basta vedere una bambina con lo zaino o sentire la campanella della scuola per crollare.

Qualche giorno fa la maestra mi ha scritto nel gruppo classe da cui mi ero tolta chiedendomi di passare a scuola. Nessuno voleva spiegarmi il motivo e io, lo ammetto, mi sono subito agitata. Pensavo di non essere pronta a rimettere piede lì dentro, ma non sapevo che i compagni di Isabel stessero preparando qualcosa capace di spezzarmi il cuore e, nello stesso momento, di rimetterne insieme qualche pezzo.”

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