“Mio padre ha sempre avuto delle ferme convinzioni nella vita.
Che un buon caffè la mattina non può fare male.
Che in vacanza non si va mai in agosto.
E che il lavoro è qualcosa che definisce la vita.
Io sono sempre andato bene a scuola e mi sono diplomato con quasi il massimo al liceo: per tutti questi motivi e altri ancora, lui si è sempre aspettato che io ambissi a una prestigiosa e molto impegnativa carriera. Magari che facessi quello che ha fatto lui, diventassi architetto come lui e che lavorassi con lui nel suo studio.
Il fatto è che io ho un solo ricordo di mio padre nell’infanzia: lui che lavora.. cioè che sta andando a lavoro, che è al pc per lavoro, che ha da fare perché lavora. E in tutto questo me
lo ricordo arrabbiato, stanco, irritato e, soprattutto, mai presente nel qui e ora. Mai. Nè a
Natale né nei compleanni.. per non parlare delle giornate normali!! Lì proprio non era pervenuto!!
Ecco io non ho mai davvero saputo cosa volevo fare da grande, non ho mai avuto grandi passioni o aspirazioni, ma una cosa la sapevo: io non volevo vivere così, io una vita così non la volevo proprio!
Ora l’unico problema era farlo capire a mio padre..”
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