“Guardando indietro, faccio fatica a capire esattamente quando il nostro “noi” ha iniziato a perdere smalto. Dopo anni passati a costruire un’identità comune, fatta di abitudini diventate invisibili e silenzi troppo lunghi, la nostra relazione ha iniziato a scricchiolare sotto il peso di una stanchezza che non sapevamo più come chiamare. Quella pausa di riflessione di due mesi sembrava la scelta più razionale, una sorta di tregua necessaria per capire se fossimo ancora le persone giuste l’una per l’altra o solo due estranei che si ostinavano a percorrere la stessa strada per paura di restare soli. Abbiamo vissuto quei sessanta giorni in universi paralleli, lasciando che il tempo facesse il suo corso, ognuno a fare i conti con la propria solitudine e con le conseguenze, a volte inaspettate e travolgenti, di una libertà che avevamo quasi dimenticato. Ora che il tempo è scaduto e ci troviamo di fronte alla realtà di ciò che siamo diventati, mi rendo conto che quella pausa non ha solo risolto i nostri dubbi, ma ha scatenato un terremoto emotivo che sta per cambiare tutto.”

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