“Quando Damiano ha dovuto cambiare classe, io ho fatto finta di essere tranquilla. Davanti a lui sorridevo, gli dicevo che sarebbe andato tutto bene, che i compagni sarebbero stati gentili, che le maestre avrebbero capito i suoi modi. Ma dentro avevo paura. Paura che restasse ai margini, che qualcuno lo guardasse solo per la sua disabilità, che non riuscisse a farsi conoscere davvero. Damiano non è un bambino che si racconta facilmente: parla poco, tiene tante cose per sé e a casa, quando gli chiedo com’è andata mi risponde quasi sempre “bene”. Così io passo le giornate a interpretare silenzi e piccoli segnali. Pensavo di dovermi preoccupare solo di proteggerlo, di aiutarlo a entrare in un mondo nuovo senza farsi male.

Poi, un giorno, nella chat delle mamme è arrivato un messaggio. Sembrava una cosa semplice, una domanda sulla sua assenza da scuola. Invece, da lì, ho scoperto una parte di mio figlio che non conoscevo. E ho capito che forse, mentre io temevo che nessuno lo vedesse, lui stava già lasciando qualcosa di bellissimo a tutti.”

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