“Sono una madre e credo fermamente che la protezione di una figlia venga prima di ogni altra cosa, anche della diplomazia, delle buone maniere e del desiderio di evitare conflitti. Quando vedi tua figlia soffrire, certe priorità diventano improvvisamente molto chiare. Mia figlia Anastasia, a soli sedici anni, ha trovato il coraggio di chiudere una relazione che non le andava più. Non è stata una decisione facile: ci ha pensato a lungo, ha sofferto e ha dovuto affrontare emozioni molto più grandi di lei. Eppure l’ha fatto, dimostrando una maturità che mi ha resa orgogliosa.

Pensavo che, una volta terminata quella storia, il peggio fosse passato. Credevo che il tempo. avrebbe rimarginato le ferite e che entrambi sarebbero andati avanti. Invece mi sbagliavo. Dopo un tentativo di riavvicinamento finito male, ho visto Anastasia crollare. L’ho trovata in lacrime, devastata, con la sensazione di essere stata tradita nella fiducia e nel rispetto. Vederla così mi ha spezzato il cuore. In quel momento non ho ragionato come una mediatrice, ma come una madre.

L’istinto ha preso il sopravvento. Ho deciso di scrivere alla madre del ragazzo, convinta che un’altra donna, un’altra madre, avrebbe compreso immediatamente la gravità della situazione e il dolore che mia figlia stava vivendo. Non cercavo uno scontro, né una vendetta. Cercavo semplicemente dialogo, comprensione e magari un gesto di responsabilità. Evidentemente mi sbagliavo..”

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