“Io non ho avuto un buon padre, anzi. Non voglio dire che mi maltrattasse o simili ma mi ha sempre ignorato, trattandomi come un peso, un qualcosa di non voluto.

Il mio è stato il padre che non si ricorda quanti anni hai, che ti porta al parco e ti lascia lì andando via senza di te perché “si dimentica”, che si gioca i risparmi senza preoccuparsi del mutuo da pagare.

Dopo quasi 10 anni di sopportazione mia mamma lo ha lasciato e, finalmente, hanno divorziato. Dopo il divorzio mio padre è sparito dalla mia vita: chiama ogni tanto per farmi gli auguri di compleanno nel mese sbagliato o per chiedere soldi a mia madre.

Alcuni anni fa, dopo una vita di assenze e silenzio, ha cercato di riavvicinarsi. Sono cambiato, diceva.

Ho ceduto e gli ho dato un’altra possibilità. Dopo alcuni mesi di riavvicinamento si è offerto di tenere il mio cane mentre io e il mio compagno andavamo in ferie.

Il mio cane si chiama Poldo, è con me da nove anni, mi è stato vicino nei momenti peggiori della mia vita, e lasciarlo a qualcuno non è una cosa che faccio a cuor leggero. Proprio per questo pensavo che mio padre capisse la responsabilità che si stava prendendo. Almeno questa volta..

E invece, a due ore esatte dalla mia partenza, scopro che il suo concetto di “prendersi cura di un essere vivente” è esattamente lo stesso che aveva quando ero bambina: minimo indispensabile, zero voglia di impegnarsi, zero pazienza e una quantità infinita di scuse assurde per giustificare la propria pigrizia.

Leggete..”

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