“Io e Marzia siamo sempre stati quelli diversi del gruppo. Lei ha un’energia che travolge tutto, un modo di vedere il mondo che definire particolare sarebbe un eufemismo. È una sognatrice, una che legge i segni nelle nuvole e trova il lato magico anche in una fila alle poste. Quando abbiamo scoperto che era incinta, sapevo che la nostra vita sarebbe diventata un’opera d’arte d’avanguardia. La gravidanza, però, ha agito come un amplificatore: se prima era esuberante, ora è un vulcano in eruzione costante di idee, emozioni e visioni. Vederla con quel pancione che cresce è la cosa più bella del mondo, e mentre mi massaggia la schiena stasera, cerco di godermi questo raro momento di pace tra noi. Mi piace assecondare le sue stranezze, sono il sale del nostro rapporto, ma c’è un limite a tutto, anche alla sua incredibile fantasia. Tutto è precipitato quando mi ha scritto per dirmi che aveva scelto come chiamare nostro figlio, o anzi, per propormi una rosa di nomi da lei decisi e tra i quali io avrei obbligatoriamente dovuto sceglierne uno.”

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