“Ho sempre desiderato essere madre, ma nessuno ti prepara davvero all’onda d’urto della realtà. Il periodo della gravidanza è stato un viaggio sospeso tra ansia e attesa, e il parto un evento che ha stravolto ogni mia fibra. Ma è il post-partum ad avermi spezzata: il sonno che svanisce, le coliche infinite, quella sensazione di non essere mai abbastanza. In tutto questo, Vincenzo non è stato il porto sicuro che speravo. Non è un cattivo uomo, ma è quel tipo di padre che aiuta solo se glielo chiedi dieci volte, che considera il suo dovere finito con lo stipendio e che, davanti a un pannolino sporco o a un pianto inconsolabile, sembra sempre avere altro da fare. Mi sono ritrovata sola in una trincea di stanchezza, mentre lui continuava la sua vita come se nulla fosse cambiato. Quel giorno, però, è successo qualcosa. Ho guardato mio figlio, ho guardato Vincenzo dormire sereno e ho capito che ero arrivata al limite. Ho spento il telefono, almeno inizialmente, e ho preso l’unica decisione possibile, una decisione drastica, ma assolutamente necessaria.”
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