“Quando Daniele è venuto a vivere da me con suo figlio, io ero convinta di stare facendo una cosa enorme.
Perché diciamocelo chiaramente: non è semplice aprire casa propria a un’altra persona, anche se c’è l’amore di mezzo.
Ancora meno facile quando quella persona arriva con un figlio adolescente, abitudini diverse, spese diverse, problemi diversi. E soprattutto quando tu hai già un figlio tuo da crescere.
La casa è mia. Ereditata da mia nonna. Pagata dalla mia famiglia per generazioni. Io non ho mai chiesto un euro d’affitto. Mai.
L’accordo era semplice: loro stavano qui, lui contribuiva alle spese.
Fine.
Solo che col tempo ho iniziato a vedere cose che non mi piacevano. Bollette triplicate, spesa infinita, soldi che sparivano. E sinceramente mi sono anche stancata di vedere Jacopo trattato come un poverino da proteggere sempre e comunque.
Perché una cosa nessuno la dice mai: i figli non sono tutti uguali.
Simone ha obiettivi, disciplina, frequenta una scuola privata seria. Jacopo invece è cresciuto con quell’idea del “basta che sia felice”. E si vede.
Io non ce l’ho con lui. Però non intendo neanche abbassare mio figlio per mettere tutti sullo stesso piano.
Se Simone fa due viaggi studio all’estero è perché ha un percorso diverso. Se spendo di più per lui è perché investo sul suo futuro. Non vedo perché dovrei fingere che sia la stessa cosa.
E sinceramente?
Secondo me Daniele confonde l’amore con il viziare un figlio che non ha mai imparato davvero cosa significhi meritarsi le cose.”
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