“Sono Elena e sono a metà tra l’euforica per avere tenuto testa all’uomo che mi ha rovinato la vita e l’essere invece ancora più a terra di prima. Tre mesi fa la mia vita è andata in pezzi nel modo più squallido possibile. Sono tornata a casa prima da un viaggio di lavoro per fare una sorpresa a Gianluca, quello che doveva essere l’uomo della mia vita, e la sorpresa l’ha fatta lui a me: l’ho trovato nel nostro letto con Sofia, la mia testimone di nozze e quella che consideravo mia sorella. Non dimenticherò mai l’odore del profumo delle mie lenzuola su di lei o la faccia di lui che cercava di coprirsi con le nostre coperte nuove. Ovviamente l’ho cacciato di casa in dieci minuti, lanciandogli vestiti, parole e di tutto dietro. Da quel giorno ho cercato di ricostruirmi, di dimenticare il ribrezzo e di non rispondere mai più ai suoi rari messaggi di finta contrizione. Ma stamattina Gianluca ha superato ogni limite dell’umana decenza. Mi ha scritto non per chiedermi perdono, ma per reclamare l’anello di fidanzamento che mi aveva regalato un anno fa, gioiello stupendo devo ammettere e di valore economico non indifferente. Lo tengo ancora perché lo considero non solo un promemoria di come tutto possa cambiare e sparire (altro che un diamante è per sempre), ma anche come sorta di risarcimento morale. La motivazione per cui lo voleva indietro però mi ha nauseata: voleva regalarlo a Sofia per il suo compleanno. Sì, avete capito bene: voleva riciclare l’anello della nostra promessa per darlo alla donna con cui mi ha tradito, solo per risparmiare. Leggete fino in fondo, perché vi assicuro che io ancora fatico a credere che al mondo possano esistere persone senza dignità come lui.”
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