“La mia ragazza ci tiene molto ai suoi genitori.
E, per carità, è una cosa carina, niente da dire.
Per cui quando le hanno annunciato la festa per il quarantesimo anniversario di matrimonio lei era entusiasta.
Me lo aveva detto più volte, ma chissà perché, continuavo a rimuovere l’informazione…
Comunque. L’altro giorno ne abbiamo parlato e io le ho detto la mia.
Per me era semplice: si va, si partecipa, si fa un regalo proporzionato.
Fine.
Poi è arrivato il discorso “regalo”.
E lì ho capito che non stavamo proprio parlando della stessa cosa.
Perché mentre io cercavo di rimanere su qualcosa di normale, lei aveva già fatto preventivi.
Già deciso.
Già pianificato tutto.
Un bagno.
Rifargli il bagno.
Detto così, come se fosse una cosa logica.
Come se fosse una cifra che uno può tirare fuori senza pensarci troppo.
In quel momento mi si è stretto lo stomaco.
Non tanto per i soldi in sé… ma per quello che c’era dietro.
Il fatto che per lei fosse scontato.
Che io dovessi esserci dentro.
Che “tanto si fa insieme”.
E lì ho capito una cosa molto semplice.
Lei vive in un mondo.
Io in un altro.”
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