“Quando un’amica ti scrive “ti devo dire una cosa per il matrimonio”, tu pensi a qualsiasi cosa normale.
Il vestito, il tavolo, la prova trucco, magari una richiesta scema tipo “non mettere il verde che lo odio nelle foto”. Robe così. Normali. Robe da sposa un po’ stressata, insomma.
Quindi io ero tranquilla.
Anzi, quasi contenta, perché negli ultimi mesi lei parlava solo di quel matrimonio. Solo di quello. Location, menù, foto, invitati, bomboniere, scarpe, prove, umori, paranoie. Tutto girava lì intorno. E io, da amica, avevo pure cercato di starle dietro. Anche quando iniziava a dire certe cose un po’ strane sul corpo, sul sentirsi osservata, sul volere un matrimonio “diverso”, “protetto”, “senza confronti”.
Io all’inizio pensavo fosse solo ansia.
La classica ansia da sposa che ti manda fuori fase.
Però quel giorno c’era qualcosa di diverso nel modo in cui scriveva. Più rigida. Più convinta. Come se avesse già deciso tutto e io dovessi solo stare zitta e accettarlo.
E infatti, dopo i primi messaggi, ho capito che non stava cercando un confronto.
Stava solo aspettando che io dicessi sì.
Il problema è che io, a una cosa del genere, non riuscivo proprio a dire sì.”
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