“Ciao a tutti, sono una mamma single, che per troppo tempo ha scambiato il ‘dire sempre di sì’ per amore. Mi chiamo Elena, ho 49 anni, e mia figlia Laura ha appena compiuto 18 anni.

Mi sono resa conto che per mia figlia la mia carta di credito non era uno strumento di pagamento, ma una sorta di pozzo senza fondo, una bacchetta magica. Ogni notifica sul mio cellulare era un colpo al cuore: 50 euro di trucchi, 30 di sushi, 80 di vestiti online. Insomma: mentre io mi ammazzo di fatica a lavoro, lei vive in una bolla di lusso pre-pagato, totalmente ignara del valore dei soldi.

L’altra sera, guardando l’estratto conto mensile, ho avuto un’illuminazione. Ho capito che non la stavo aiutando a crescere, la stavo rovinando. Stavo crescendo una donna senza il senso del sacrificio, convinta che tutto le fosse dovuto per diritto di nascita.

Così, stamattina ho fatto quello che avrei dovuto fare mesi: ho bloccato la sua carta di credito e la prepagata. Poi mi sono organizzata per la nuova gestione di casa e di vita.

Come si dice!?! Non è mai troppo tardi.

Alle 18.30 Laura ha provato a pagare l’ennesimo inutile acquisto in un negozio e mi ha chiamato perché la carta non funzionava. Non ho risposto. Allora mi ha scritto…”

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