“Buongiorno a tutti i lettori di Spunteblu, mi chiamo Graziella e oggi scrivo a voi con una confusione mentale che non augurerei a nessuna madre. Ho passato gli ultimi trent’anni della mia vita a immaginare, sognare e pianificare, almeno nella mia testa, il giorno in cui avrei accompagnato mia figlia Alice all’altare. Nella mia mente era tutto perfetto: il profumo dell’incenso nella nostra parrocchia, i gigli bianchi scelti con cura, il velo di pizzo di mia madre che passa di generazione in generazione e, naturalmente, un banchetto degno di questo nome. Pre rendere tutto questo possibile, ho risparmiato ogni singolo centesimo per anni, mettendo da parte un gruzzolo faticosamente sudato per assicurarmi che a mia figlia non mancasse nulla, convinta che il matrimonio rappresentasse il momento della vera maturità, il passo definitivo verso l’età adulta e le tradizioni della nostra famiglia. Invece, pochi giorni fa, la realtà mi è crollata addosso con un semplice messaggio su WhatsApp. Mi aspettavo un’anteprima della partecipazione, magari qualcosa di elegante su carta perlata, e invece mi è arrivato un volantino digitale coloratissimo che sembrava la pubblicità di una fiera dei giocattoli o di un cartone animato giapponese. Alice ha deciso che il suo matrimonio deve essere a tema manga, i fumetti. Niente chiesa, niente prete, niente abito bianco. Mi ha parlato di buffet a base di sushi, di un vestito da cameriera e, la cosa più umiliante di tutte, di un officiante che si fa chiamare come un pirata dei fumetti. Mi sento profondamente tradita: sto pagando migliaia di euro per trasformare un evento sacro in una mascherata di carnevale. Leggete questa conversazione e ditemi se sono io l’antica o se mia figlia ha davvero perso il contatto con la realtà, perché io non so più come fermare questa follia senza chiudere definitivamente i rubinetti del portafoglio.”
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