“Lo so che non si alzano le mani.
Non sono una scema, non vivo fuori dal mondo. So benissimo come suona questa storia detta da fuori, e so anche come finisce di solito: io che passo per quella violenta, lui per quello che “è scappato per paura”.
Ma le cose non succedono mai tutte in un minuto.
Io non ho alzato la mano perché ho perso il controllo. Io il controllo l’ho perso molto prima, quando ho iniziato a farmi andare bene cose che non mi andavano bene per niente. Battute che non facevano ridere, sguardi insistiti, profili seguiti “tanto per”, foto salvate “senza motivo”. Sempre la stessa risposta: esageri, sei paranoica, stai cercando problemi dove non ci sono.
Poi un giorno apro il telefono e le cose che non dovevano esserci erano tutte lì. Chiare. Ordinate. Schifose.
In quel momento non ho urlato. Non ho pianto. Non ho chiesto spiegazioni. Ho capito che non stavo reagendo a una cosa sola, ma a mesi in cui avevo fatto finta di niente.
Quando l’ho colpito non mi sono sentita fuori controllo.
Mi sono sentita lucida.
E quando è scappato ho capito che non era lo schiaffo che non reggeva.
Era l’idea che, per una volta, non potesse più rigirare la storia.”
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