“Ciao Spunteblu, mi chiamo Elisa, ho compiuto 21 anni da poco e a 19 sono scappata via da casa mia, abbandonando la mia famiglia per una serie di situazione troppo lunghe e difficili da raccontare. Ora vivo in un’altra città insieme a Luca, il mio ragazzo. Ecco… ci sono confini che pensi siano ovvi, talmente ovvi da non doverli nemmeno spiegare. Per me uno di questi era mio padre. Il rapporto con lui è sempre stato complicato, fatto di silenzi, aspettative e cose non dette. È stata la componente più pesante della mia fuga da casa. Proprio per questo avevo scelto con cura cosa raccontargli e cosa no. Alcune decisioni della mia vita erano solo mie, e avevo bisogno di tempo per capirle prima di metterle in mano a qualcun altro. Quel pomeriggio, però, mio padre mi ha chiamata tramite un numero diverso (l’ho bloccato da diverso tempo) e un tono strano. Sapeva cose che non gli avevo mai detto. Dettagli precisi. Parole che non usava da anni. Ho capito subito che qualcuno aveva parlato al posto mio. Non un amico qualsiasi. Non per caso. Qualcuno che conosceva sia me che lui. Qualcuno che pensava di fare “la cosa giusta”. Quando ho chiuso la chiamata, avevo la sensazione di essere stata raccontata da un’altra persona. Come se la mia storia non mi appartenesse più. Ho scritto subito a Luca. E in quel momento ho capito che il problema non era quello che aveva detto a mio padre, ma il fatto che si fosse sentito autorizzato a farlo.”
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