“Mi chiamo Chiara, ho ventisette anni e Lucrezia è la mia migliore amica da quando ne ho memoria, praticamente. O almeno, lo è sempre stata per me. Siamo cresciute insieme, ci siamo raccontate tutto: le prime delusioni, le amicizie finite male, le feste a cui non volevamo andare da sole. Per anni ho dato per scontato che fossimo una squadra, una di quelle amicizie che non hanno bisogno di spiegazioni. Quelle che “tanto ci sei”. Quando Lucrezia ha fatto gli anni, le ho ovviamente scritto per farle gli auguri e siamo rimaste che ci saremmo presto viste per festeggiare insieme. Lei è rimasta vaga, ma non ci ho dato peso, sapendo che di solito preferisce fare il giorno del compleanno stesso con la famiglia. Poi, per caso, ho visto le storie. Le foto. Le persone. E ho capito che era una festa ma non “per tutti”.
Era una festa per tutti tranne me. Le esclusioni non fanno rumore. Non arrivano con una lite.
Una dopo l’altra, piano piano. E quando ho deciso di scriverle, non stavo cercando una spiegazione. Stavo solo cercando di capire se davvero avessi smesso di essere abbastanza per lei.”
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