“C’è una cosa che nessuno ti dice quando diventi madre: che non perdi solo il sonno, il tempo, il corpo com’era prima.
A volte perdi anche le persone che credevi intoccabili.
Io ed Elisa siamo sempre state “le sorelle”.
Quelle che da fuori sembravano unite, complici, una coppia fissa alle feste di famiglia.
Lei la maggiore, io “quella dopo”.
Per anni ho accettato questa gerarchia silenziosa senza nemmeno darle un nome.
Era così, punto.
Quando sono rimasta incinta non è stato un progetto strategico, né una rivincita.
È successo.
Con paura, con felicità, con mille dubbi.
E, ingenuamente, ho pensato che una nipote avrebbe aggiunto qualcosa, non tolto.
I primi giorni Elisa era gentile.
Messaggi brevi, cuoricini, “poi passo”.
Poi i rinvii.
Sempre più lunghi.
Sempre più vaghi.
Io mi dicevo che fosse stanca, che avesse i suoi tempi.
Che una sorella capisce.
Quello che non capivo era che, mentre io imparavo a essere madre,
lei stava contando tutto ciò che sentiva di aver perso.
Non tempo.
Non attenzioni.
Ma il primato.
Questa chat è di quando ho smesso di giustificare.
Di quando ho capito che non stavo chiedendo troppo.
Stavo solo chiedendo il minimo.
E a volte, il minimo, è già troppo per chi vive la vita come una gara.”
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