“Mi chiamo Anna, ho 24 anni e per anni ho pensato che “scrivimi quando arrivi” fosse una frase come tante. Una di quelle cose che si dicono per abitudine, senza pensarci davvero. Poi ho capito che non è vero. Quella frase la dice solo chi ti vuole bene sul serio. Chi non ha bisogno di sapere dove sei, ma ha bisogno di sapere che stai bene. E mia nonna era così. Non diceva mai le cose a caso. Se te lo chiedeva, era perché ci teneva davvero.
Quel giorno me l’ha detto come sempre. Vai piano. Piove. Scrivimi quando arrivi. Io le ho risposto di sì, senza darle peso. Per me era una cosa normale. Scontata. Quando sono rientrata a casa non ho preso subito il telefono. Mi sono tolta le scarpe, ho lasciato la borsa sulla sedia. Sono entrata in doccia. Ho messo qualcosa nel forno. Niente di speciale. Cena veloce. Solo dopo ho preso il cellulare e le ho scritto. Come facevo sempre.
Ma quella volta non era come le altre. E quel messaggio, che per anni era stato solo una rassicurazione, era diventato un addio che non sapevo di star scrivendo.
Dopo, era già troppo tardi. Ciao, nonna. E a tutti voi, ricordatevi di scrivere quando arrivate a chi ve lo chiede: sono le persone che più di tutte ci tengono a voi…”
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